(9-1-24) Ieri sera intorno a mezzanotte su Retequattro Nicola Porro ha intervistato per mezzora Maria Elena Panajia, presidente ed amministratore delegato di Henkel Italia, nata a Martone, un minuscolo paesino della città metropolitana di Reggio Calabria.
Porro, che un mio amico per denigrarlo definisce “destra televisiva”, è un ottimo professionista, innanzitutto perchè è uno dei pochi giornalisti che sa di economia. Infatti la sua intervista ad una delle più apprezzate manager a livello europeo e internazionale (per la rivista economica statunitense “Forbes” tra le 100 donne italiane di maggior successo) è stata perfetta, in quanto ha consentito alla nostra conterranea di raccontare il suo percorso personale e professionale.
Laureata all’Università Bocconi di Milano, Maria Panajia ha iniziato a lavorare in Danone ed è poi approdata in Henkel nel 2000. Nel corso della sua attività ultraventennale, ha coordinato le strategie e le attività di marketing di Laundry & Home Care in diversi paesi, tra cui Italia, Grecia e Cipro. Nel 2014, trasferitasi a Düsseldorf, ha ricoperto il ruolo di Corporate Vice President come responsabile marketing globale dei marchi Laundry & Home Care, prima di fare rientro in Italia nel 2018 come General Manager e contribuire, con la propria esperienza, alla riorganizzazione e al rilancio dei marchi più rilevanti di L&HC.
Il comune di Reggio Calabria nel 2023 le ha conferito il San Giorgio d’oro e così, mentre Porro si faceva spiegare ieri sera cosa significhi occuparsi di marketing in una grande azienda che produce detersivi oppure colle, mi è venuto in mente che forse le domande di Porro sarebbe stato necessario che gliele avesse fatte all’atto del suo insediamento il presidente della Regione Occhiuto. La Calabria, nel tentativo di lanciarsi come prodotto sul mercato turistico, sta spendendo da anni decine di milioni che finiscono quasi tutte in pubblicità e/o grandi eventi.
Da Scopelliti a Orsomarzo si è arrivati al Palaghiaccio di Milano costato 2,6 milioni e al Capodanno di Crotone che tra Regione, Calabria Film Commission e comune ancora non si sa bene quanto sia costato in realtà. Mentre si è già aperta la lotta per aggiudicarsi il prossimo Capodanno richiesto da Reggio, Catanzaro, Vibo e Cosenza, Occhiuto e i politici calabresi avrebbero proprio bisogno di un manager come la Panajia che spiegasse loro in una full immersion i primi rudimenti del marketing per lanciare sul mercato il prodotto calabrese senza stare a baloccarsi con astrattezze quali i marcatori identitari o altre muccinate di calabresi con coppola seduti ad un tavolino che ha la tovaglia a quadretti.
Capirebbero magari che per vendere un detersivo non basta solo un prezzo concorrenziale, o gli spot televisivi, ma anche la qualità di saper togliere le macchie usando nella lavatrice il ciclo ecologico e non quello breve, per consumare meno elettricità. Insomma, che nel mondo ci siano calabresi con grande sapienza e competenze in tutti i campi lo sappiamo bene, ma al di là di qualche riconoscimento futile per imbastire la solita serata televisiva, la politica non intende andare. La politica sa solo spendere soldi perchè finiscano nelle tasche dei loro prescelti, non vuole ascoltare i calabresi insigni che nel mondo economico dirigono grandi aziende, che fanno ricerca avanzata in tutti i campi del sapere, che studiano i problemi per rinvenire soluzioni praticabili.
Accanto e insieme alla piovra mafiosa che immobilizza l’economia calabrese ecco l’altra colonna d’Ercole che limita il mondo conosciuto della politica calabrese, l’incapacità di coinvolgere grandi manager come Panajia e Vittorio Colao e scienziati e menti eccelse di questa nostra terra per “suggerirci” strade percorribili e soluzioni pratiche.