Gabanelli/Alcuni esempi di reati non più punibili come abuso d’ufficio

Il professore che favorisce il proprio allievo in un concorso universitario. Il carabiniere che, siccome alcune ragazze extracomunitarie rifiutano di farsi fotografare in spiaggia, chiede loro, senza ragione di servizio, di esibire i documenti di soggiorno. Il pm che fa processare l’ex della sua fidanzata. Il poliziotto che manda un’ispezione nella discoteca che non ha fatto entrare suo fratello senza invito. L’assessore che, di fronte a due contemporanee richieste di comizi elettorali in piazza, ne nega l’uso alla lista avversaria e concede invece la piazza al comizio del proprio partito. Sono alcune delle situazioni che in passato avevano portato a condanne per il reato di abuso d’ufficio, e che invece adesso restano penalmente «scoperte» dopo che il Parlamento, il 25 agosto scorso 2024 , ha abrogato l’articolo 323 del codice penale.

Mani libere
Si spalancano praterie per il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che non si astengano in presenza di un conflitto di interesse: sentenze come quelle finite in Cassazione non ci saranno più. A partire da quella che ha condannato il comandante della Polizia municipale, che con procedura diretta aveva affidato il servizio di autovelox alla società di suo cognato; o quella del dirigente comunale che ha presieduto la commissione di concorso che poi ha dichiarato vincitrice sua nipote. Ma nemmeno quella del sindaco che ha sciolto una seduta del Consiglio comunale per impedire ai consiglieri di votare la costituzione di parte civile del Comune in un processo a suo carico.
Restano penalmente «scoperte» anche condotte ritorsive o prevaricatorie di chi detiene poteri pubblici (salvo i casi di violenza o minaccia che possano far scattare altri reati come la concussione). Mano libera al direttore generale di una Asl che illegittimamente dequalifichi un servizio ospedaliero da struttura complessa a struttura semplice per demansionare il primario; e persino al sindaco che, con l’apparente argomento di voler contenere le spese, revochi l’incarico dirigenziale ricoperto da un dipendente «reo» di essersi candidato in una lista contrapposta. Fino al vuoto – ancor più paradossale visti i furori anti-toghe del governo Meloni – di esentare dalla sanzione penale un magistrato che per semplice astio, chieda il rinvio a giudizio dell’ex fidanzato della sua compagna. Non a caso anche il Csm a inizio ottobre ha archiviato in blocco 20 procedimenti disciplinari aperti a carico di altrettanti magistrati sotto indagine per abuso d’ufficio.

Cosa succede adesso
Nel futuro, per i fautori dell’abolizione dell’abuso d’ufficio basterebbero gli altri reati di peculato, corruzione, concussione e rivelazione di segreto. Oltre alla possibilità per i cittadini di ricorrere al Tar e alla responsabilità dei dipendenti pubblici per danno erariale di fronte alla Corte dei Conti, ci sono i procedimenti disciplinari in seno alle varie amministrazioni. Peccato che i disciplinari vengono quasi sempre congelati in attesa dell’esito del giudizio penale (che non ci sarà più), e l’esperienza mostra che mai nessuno nella Pubblica amministrazione promuove di propria volontà un disciplinare senza il pungolo del penale. Per quel che riguarda la Corte dei Conti è in cantiere un progetto di legge per circoscrivere la responsabilità per danno erariale alla sola ipotesi del dolo, con esclusione della colpa grave. Sono perfino stati resi possibili affidamenti diretti di beni o servizi sino a 140mila euro di soldi pubblici senza nemmeno confrontare due preventivi. Il conflitto d’interessi è passato in cavalleria; l’attività di lobbying non è regolata. Del resto, nel gennaio 2024 finanche la Commissione Giustizia della Camera, nel dare il via libera all’abolizione dell’abuso d’ufficio, aveva contestualmente approvato un ordine del giorno con il quale impegnava il governo «a costituire un Osservatorio volto a monitorare l’impatto dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio». Se ne è saputo più nulla. Il governo invece, Il giorno prima della pubblicazione in Gazzetta ha dovuto correre a varare il «peculato per distrazione» e infilarlo al volo nel decreto sull’emergenza carceri, perché essendo stato assorbito anni fa nell’abuso d’ufficio, era sparito pure quello. In pratica il direttore generale di un ospedale avrebbe potuto per esempio «distrarre» tranquillamente i soldi destinati all’acquisto di una Risonanza magnetica verso l’arredamento del suo ufficio.

A seguito dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio resteranno senza copertura penale tutti i fatti gravi di abuso di potere e conflitto di interesse quando non c’è scambio di denaro. Come la sentenza di un mese fa dell’Ufficio Gup di Milano sulla vicenda di un professore che aveva spedito le domande che avrebbe fatto a una sua allieva in un concorso universitario («Domani ti mando le mail con le domande dell’esame, per ovvi motivi non posso usare la mail dell’università… — dice nei colloqui intercettati e scrive nelle chat sequestrate —. Mi raccomando, io e te non ci siamo mai sentiti, fai finta di non conoscermi…, altrimenti viene invalidato tutto»). La motivazione della sentenza di archiviazione prende atto che i concorsi universitari truccati come questo, dopo l’abolizione del reato d’abuso d’ufficio, non sono più punibili. E non sono più punibili nemmeno dal reato di turbativa d’asta. Il giurista Costa dovrebbe saperlo, visto che la Cassazione da anni lo ritiene applicabile solo alle gare per l’acquisto di beni e servizi, e non alle selezioni comparative per l’assunzione di personale. Costa è libero di rivendicare questa scelta, non è libero di continuare a negare il «vuoto clamoroso di tutela» dei cittadini lasciato dalla legge Nordio, come sottolinea il giudice in questione .