Cosa te ne fai di un Pd che assomiglia ai 5 Stelle?

Ogni giorno le differenze tra il Partito democratico di Elly Schlein e il Movimento 5 stelle si assottigliano. Il paradosso è evidente, soprattutto a pochi giorni da una manifestazione annunciata da Giuseppe Conte contro le politiche dell’Unione europea. Una posizione che si scontra con la linea del Pd, che — pur con molte sfumature — continua a sostenere quell’impianto europeo. Del resto, il Partito democratico fa parte del Partito Socialista Europeo, lo stesso che ha votato a favore della Commissione guidata da Ursula von der Leyen

I dettagli del Piano per la difesa europea di von der Leyen hanno ulteriormente allontanato il Nazareno dalla maggioranza di Bruxelles, e forse si può dire che oggi, sulla politica estera, Schlein sia più vicina a Left e al Movimento 5 stelle.

Sembrano confermarlo le parole del responsabile organizzazione del Partito democratico, Igor Taruffi – uno tra i dirigenti più importanti del partito – dette a Repubblica. Alla domanda se sulla politica estera Pd e Movimento 5 stelle siano agli antipodi, Taruffi ha risposto: «Non è vero. Abbiamo posizioni diverse sul supporto all’Ucraina, ma anche Conte è favorevole alla difesa comune europea. E pure noi siamo contrari al riarmo di ventisette Stati nazionali. Le posizioni non sono poi così distanti». Più in generale: «Esistono delle differenze, sennò saremmo nello stesso partito. Ma non mi pare ci siano punti insormontabili, confrontandosi con lealtà e tenacia si troverà una sintesi».

Insomma, sì, noi pensiamo che l’Ucraina vada aiutata e Conte no, ma sono quisquilie. Siamo tutti contro il riarmo nazionale. Sfumature, non siamo per nulla «agli antipodi». Che volete che sia stare con la Resistenza o con gli aggressori, dire sì o no a un progetto europeo decisivo: sfumature, non siamo per nulla «agli antipodi».

Se le cose stanno così, altro che passare alla manifestazione per un saluto: Elly dovrebbe tenere un comizio assieme al trasformista di Volturara Appula. Poi uno legge Lorenzo Guerini, leader della minoranza riformista – una paginata sul «Foglio» – e trova un pieno sostegno alla causa di Kyjiv e un consenso al ReArmEu spiegato in lungo e in largo.

La cosa divertente è che tra qualche giorno Pd e Movimento 5 stelle si divideranno sulla mozione per il no al Piano, presentata dall’astuto Conte per mettere in difficoltà il Partito democratico: «Per quanto mi riguarda, bocciare il piano di von der Leyen è irricevibile. Non dobbiamo cadere in certe trappole», ha detto Guerini.

Sono ormai due Partiti democratici, almeno in politica estera – che è poi il vero discrimine sul quale oggi si misura tutto: convergenze, rotture, scomposizioni. E rende evidente che lo scivolamento pacifista di Elly Schlein, entro cui lei salda un sentore di americanismo di sinistra con un’intransigenza di certa pratica di derivazione comunista, reca con sé un irrigidimento nel clima interno, di cui la scomunica di Pina Picierno da parte della sinistra interna – non contestata dal vertice – è l’emblema.

Sicché, alla fine, ai riformisti non resterà che prendere atto che la fase della gestione unitaria del partito è finita, come si vedrà ancora una volta al Parlamento europeo nei prossimi giorni. Guerini non vuole parlare di opposizione, ma di minoranza. Sembra lana caprina. I Partiti democratici ormai sono due, e forse è un contributo alla chiarezza.