Registro elettronico nelle scuole, 13 anni da “valutare” bene

Dal 2012 (DL n. 95 convertito nella legge n. 135 dello stesso anno) il registro elettronico nelle scuole è stato introdotto  al fine di facilitare la dematerializzazione e la digitalizzazione della documentazione scolastica e per una esigenza di trasparenza verso l’utenza. Dalla scuola degli anni cinquanta-sessanta in cui il voto era di fatto segreto e i genitori lo conoscevano solo con le pagelle o attraverso un colloquio con i docenti, si è passati alla scuola di oggi dove in tempo reale i genitori possono conoscere tutto, compresi gli argomenti assegnati per casa e quelli svolti in classe. Il registro elettronico è un atto amministrativo ufficiale a tutti gli effetti, per questo va compilato in tempo reale, né prima né dopo la lezione. I docenti sono, infatti, soggetti a sanzione disciplinare in caso contrario e nessuna eccezione è prevista per dispensare un docente dalla compilazione del registro elettronico. In genere i vari software in commercio consentono un lasso di tempo che arriva al massimo a 12 ore per modificare i dati immessi sul registro dal docente. Ma la presenza nelle scuole vuoi di docenti non abili nella compilazione che di docenti furbi, in questi tredici anni ha comportato vari problemi. Gli errori sono sempre possibili per gli umani e quindi, per fare un esempio, mettere un voto in una materia invece che nell’altra insegnata dallo stesso docente agli stessi alunni può giustificare una modifica. Fuori dei casi di errore è stato tolto al docente il cd “ripensamento“, ovvero la possibilità a mente fredda di cambiare il voto assegnato all’alunno per una verifica scritta o orale. Possibilità che i docenti in genere vorrebbero fosse senza limiti di tempo. Sull’argomento sono stati prodotti articoli e saggi e pertanto risulta incomprensibile come in alcune scuole italiane sia consentita una generalizzata compilazione del registro al di fuori dell’orario di lezione. Alcuni docenti in classe si limitano a prendere appunti scritti e poi compilano il registro a casa, altri lo affidano a persone più esperte, e così via. Viene meno talvolta il patto sottoscritto dalla scuola con l’utenza circa la valutazione, che deve essere portata a conoscenza in tempi ragionevoli. Per esempio, i voti assegnati ai compiti scritti svolti i genitori li debbono ritrovare sul registro non appena i compiti sono stati corretti e portati a scuola.

Sui siti specializzati l’argomento è stato trattato più volte per cui si legge (Lucio Ficara, Tecnica della Scuola, 3/1/2023): “Il registro elettronico è un documento ufficiale che, una volta compilato, non può essere modificato. Inserire un voto sul registro elettronico e poi decidere, dopo qualche giorno in preda a un ripensamento, di cancellarlo e modificarlo, è un reato penale che potrebbe portare ad una condanna dell’insegnante che opera in tal senso.
Con il registro elettronico la comunicazione scuola-famiglia è istantanea, per cui quando si inserisce una valutazione per una verifica scritta o per una orale, in tempo reale la famiglia è informata. L’accesso della famiglia al registro elettronico consente di scaricare i file pdf dei voti del proprio figlio. Se malauguratamente un docente dovesse decidere di modificare il voto assegnato sul registro, magari abbassando la valutazione della prova, questo comporterebbe un problema di non poco conto in caso di contestazione da parte dello studente e della sua famiglia. La modifica del voto assegnato si configurerebbe come reato, si tratterebbe di “falsità materiale commessa da un pubblico ufficiale”, che è appunto un reato ai sensi dell’art.476 del codice penale. In buona sostanza il docente rischierebbe di trovarsi impelagato in beghe processuali che sarebbe molto meglio evitare.

In caso di un errore di battitura sul registro elettronico, piuttosto che cancellare e modificare il voto già assegnato, al momento che ci si rende conto dell’errore di registrazione, conviene rivolgersi immediatamente, in forma scritta, al dirigente scolastico per sanare l’errore. Il docente informa il dirigente scolastico dell’errore di registrazione, chiede di invalidare il voto e di sostituirlo con il voto reale della prova. In tal modo il docente agisce con trasparenza, informando per altro la famiglia dell’errore avvenuto, mettendosi al riparo da possibili contestazioni e guai di natura processuale.

Per evitare problematiche di varia natura, il consiglio che ci sentiamo di dare, è quello di avere cura e attenzione quando si compila il registro elettronico, guardando bene cosa si scrive e dove si scrive e rileggendo immediatamente quanto scritto. È necessario ricordare che si tratta di un documento OnLine condiviso all’esterno, in tempo reale, con le famiglie, un documento che comunque va redatto seduta stante e non potrebbe, fatta eccezione di problematiche tecniche, essere compilato successivamente anche a distanza di qualche giorno. In buona sostanza il registro elettronico è ritenuto a tutti gli effetti un documento ufficiale, quindi modificare i voti già registrati in precedenza rappresenta un illecito penale, occorre pertanto che i docenti prestino particolare attenzione e cura nell’utilizzare questo strumento, registrando in tempo reale quanto si verifica in classe”.

Anche chi ha cercato di fare un’ analisi su dieci anni di applicazione (Ilenia Valleriani, Education Marketing, 2022) non nasconde come ogni innovazione, anche il registro elettronico, solleva una serie di riflessioni, in termini di vantaggi e di sfide. Tra i primi si rammenta l’efficienza della gestione scolastica e la semplificazione delle operazioni burocratiche. La tempestività delle comunicazioni, spesso apprezzata dai genitori, ne promuove il coinvolgimento nella vita scolastica degli studenti. I docenti, a loro volta, possono consultare facilmente lo storico riguardante l’andamento scolastico dell’allievo, comprese eventuali problematiche da tenere presenti, e monitorare così il costante progresso dello studente. Per lo studente, il registro elettronico mostra il vantaggio di poter essere consultato da casa se si hanno dubbi circa i compiti assegnati, o in caso di assenza dalle lezioni. In presenza di qualsiasi problematica, permette di comunicare direttamente con il docente. Infine, il registro elettronico è una soluzione ecologica, che rende possibile diminuire l’utilizzo della quantità di carta.
Ai vantaggi sopra elencati, si oppongono, però, aspetti negativi dal momento che nella vita ogni moneta ha sempre due facce. Spesso i pareri contrastanti degli specialisti, quali psicologi e pedagogisti, vengono formulati per avanzare la tesi che si stava meglio quando si stava peggio, con la stessa logica che ci porterebbe a difendere come mezzi di locomozione ecologici i cavalli rispetto alle auto. Molti ritengono che l’utilizzo del registro elettronico privi lo studente di una forma di privacy che incide sullo sviluppo della propria responsabilità. La possibilità, da parte del genitore, di visualizzare ogni movimento del figlio nell’ambito scolastico, può generare nell’alunno forme di ansia. Gli psicologi televisivi Morelli e Crepet hanno sfondato una porta aperta quando hanno detto che “ il registro elettronico, con la sua costante pressione sul rendimento scolastico, ha trasformato i giovani in automi fragili e incapaci di gestire le emozioni negative. Pensiamo ad uno studente che, incappato in un brutto voto, provi a recuperarlo prima ancora di comunicarlo al genitore. Ecco, questo non è più possibile con il registro elettronico“. Che poi, a pensarci bene è come aver nostalgia per le lettere scritte a mano invece delle mail in quanto le prime era possibile nasconderle o bruciarle prima che venissero lette. E’ chiaro che gli studenti, specialmente gli adolescenti, possono percepire il registro elettronico come uno strumento di controllo invadente. La continua possibilità di monitoraggio da parte dei genitori rischia, infatti, di minare la loro autonomia e di innescare tensioni in famiglia, soprattutto nei casi in cui i voti o il comportamento non soddisfino le aspettative. Ma anche per i docenti dover decidere un voto da assegnare a Tizio in tempi brevi è meno agevole che ponderarlo su per giorni e giorni e magari assegnarlo alla fine delle interrogazioni di tutti gli alunni. In realtà, riflettendoci meglio, non è che sarebbe vietato ai docenti di assegnare i voti per le prove orali come si fa per le prove scritte: prima correggi o senti tutti e poi attribuisci il voto a ciascuno. L’importante è che il criterio venga esplicitato prima a genitori e studenti.

In conclusione, dopo ben 13 anni di utilizzo del registro elettronico, sarebbe pure giunto il momento di capire tutti, dirigenti, docenti, e utenza, la differenza sostanziale tra misurazione e valutazione. Due operazioni distinte che noi effettuiamo anche nella vita reale non solo a scuola come se fossero una cosa sola. Per esempio (cito l’ispettore Maurizio Tiriticco) andiamo al supermercato e vediamo ottime arance di Sicilia (valutazione), ma costano troppo (misurazione: ovviamente per le mie tasche).

I voti possono essere assegnati subito dopo una prova e si è compiuta la misurazione. Una operazione simile a quella del misurare la febbre con un termometro. Ma poi, dopo varie misurazioni, sia scritte che orali, alla fine di un quadrimestre o alla fine dell’anno, si passa alla valutazione che, oltre alla cd media delle misurazioni, considera anche altri aspetti (i cd processi formativi), affettivi, relazionali, psicologici, concernenti l’alunno, il suo metodo di studio, il contesto in cui vive e cresce.

Un esempio concernente la scuola può riguardare questo caso ricorrente alla fine di ogni anno scolastico: l’alunno Rossi ha buoni voti e una buona media, ma un cinque in una singola materia; il consiglio di classe discute se attribuirgli un debito oppure soprassedere; si opta per la seconda tesi e, nel momento in cui il cinque “passa a sei” – in genere si dice e si verbalizza così – si è passati letteralmente e concettualmente da un’operazione misurativa (il fatto che l’esito oggettivo è cinque) ad un’operazione valutativa (il fatto dell’attribuzione concordata del sei).

Sarebbe sempre opportuno che le due operazioni, mentali prima ed esecutive dopo, fossero debitamente distinte. Quindi misurare e valutare sono due operazioni assolutamente diverse, ma il fatto è che, sia nella norma che nelle consuetudini degli insegnanti, le due operazioni spesso non vengono chiaramente identificate e distinte. Pertanto, va ribadito che “portare un cinque a un sei” – come in genere si dice, e non solo in sede di consiglio, ma anche nella quotidianità del lavoro di un insegnante – non è solo un “regalo”, ma in primo luogo l’esito di due operazioni mentali assolutamente diverse: la prima come esito di una misurazione oggettiva (l’esito della prova o di una serie di prove); la seconda come esito di una operazione valutativa (le operazioni “altre” che l’insegnante o il consiglio di classe fanno in considerazione di fattori “altri”).

La scuola valuta sempre a supporto della crescita e della formazione degli alunni, pertanto la valutazione non si identifica con la sola misurazione, che rappresenta solo una parte. In altri articoli ho cercato di dimostrare di come l’attribuzione del voto 5 (mediocre) nello scrutinio finale e nella valutazione sommativa sia frutto spesso (non sempre) di tale antica incomprensione.

Bene hanno fatto quindi alcune scuole (cito istituto Venturi di Modena) ad eliminare dal registro elettronico una media aritmetica che in automatico compariva dopo varie prove. Fuorviante ed inutile calcolo automatico che porta tutti fuori strada e, appunto, identifica misurazione con valutazione. Nessuno di noi si sognerebbe mai, misurandoci la febbre per 3 giorni, di calcolarne la media. Quella media non dimostra nulla. Il nostro solo interesse è sapere se la temperatura tende nel periodo considerato ad abbassarsi oppure ad alzarsi, ci interessa la tendenza, non una divisione del totale per tre. Allo stesso modo una istruzione non basata solo su un modello puramente quantitativo riuscirà ad integrare il registro elettronico in una didattica che sappia valorizzare la persona, oltre che il rendimento. Come dicevo spesso da dirigente ai docenti, se valutare significasse solo misurare, gli scrutini li potremmo far fare agli assistenti amministrativi. Essi scaricherebbero i voti dai registri elettronici e seguendo le istruzioni matematiche impartite, per ogni classe definirebbero gli alunni promossi, non promossi e con debito.

Il registro elettronico rappresenta una risorsa preziosa per la scuola moderna, capace di migliorare la trasparenza, la comunicazione e l’efficienza. Ma come abbiamo appreso per la posta elettronica e per tutte le innovazioni digitali, il suo uso (o un utilizzo furbastro) solleva anche questioni che non possono essere ignorate. 13 anni sono un tempo sufficiente per capire come va usato il registro elettronico senza nostalgia per il passato che non torna più.