Dopo 7 reti prese in 2 partite/La colpa di T. Motta o di Giuntoli?

(23/3/25) E’ finita poco fa l’avventura di Thiago Motta alla Juve, per le ultime 9 partite gli subentra Tudor. Quello che penso di T. Motta lo avevo scritto il 18 marzo (qui sotto), adesso rifletto se sia vero quanto riferito su un sito: Giuntoli avrebbe avuto uno scontro con T. Motta e gli avrebbe detto: mi vergogno di aver scelto te. Ripeto, non so se sia vero questo particolare che dimostrerebbe quanto ds e allenatore fossero ormai rivali. Ma anche se vero non fosse, agli occhi di un comune spettatore questa prima stagione di Motta & Giuntoli tra i due è sembrata procedere disgiunta. Motta ha fatto e disfatto formazioni sembrando utilizzare i giocatori come tante pedine nelle sue mani; Giuntoli è stato sempre in silenzio ma ha fatto il mercato. Quello che non sappiamo è quanto il mercato sia stato condiviso tra i due. Erano d’accordo nel comprare e vendere tutti quelli che si sono avvicendati? Se dalla Fiorentina abbiamo comprato quel brocco di Gonzalez a 40 milioni e gli abbiamo venduto Ken a 12, la colpa è di Giuntoli, di Thiago o a metà tra i due? Lo stesso discorso va fatto per Koop, Douglas Luiz, e via dicendo. Dunque, mancandoci questo pezzo del discorso non si può valutare il fallimento juventino di quest’anno imputandolo al solo allenatore. Io so che in certi momenti la Juve ha giocato bene come ci eravamo dimenticati che fosse possibile per giocatori in maglia bianco nera. La incostanza del rendimento anche nel corso della stessa partita è stata provocata dai nuovi acquisti e dagli insistiti infortuni. Per finire, la delusione non è stata solo T. Motta, ma il binomio Giuntoli-Motta. Se arriviamo quarti la colpa dunque la assegneranno solo all’allenatore, ma le scelte di Giuntoli restano un punto interrogativo.

(18/3/25) La debacle della Juve di Thiago Motta con 7 reti prese in due partite (Atalanta e Fiorentina) dimostra quanto avevo già scritto dopo la sconfitta con il Psv. Quest’anno, anche se arriveremo tra le prime quattro (cosa che io non credo) la Juve ha dimostrato una variabilità, o incostanza che non ricordavo possibili in serie A. E’ successo che ha giocato bene a sprazzi, oppure il primo tempo e male il secondo, o viceversa, e quindi è (stata) una squadra imprevedibile. I 10 pareggi dopo sole 16 partite di campionato sono stati un record, così come le 11 volte in cui fatto il primo goal ha subìto il pareggio. Inoltre è una squadra a bassa intensità, ovvero corre lentamente come il pallone, facendo sembrare ogni partita una partitella di allenamento. L’unica costante è la fissazione di Motta per il suo 4-2-3-1, mai cambiato anche se gli interpreti sono stati vorticosamente variati (39 formazioni diverse in 42 partite ufficiali). Un allenatore incapace di provare un modulo diverso non me lo aspettavo. Ma anche la campagna acquisti conclusa a gennaio ci ha mostrato un Giuntoli non all’altezza delle nostre aspettative. Dei nuovi solo Thuram si è dimostrato all’altezza, poi indicherei Kalulu, e basta. Da rivedere Douglas Luiz, Koop, Alberto Costa e Di Gregorio (N. Gonzalez si sapeva fosse un brocco), tutti i prestiti (Conceicao, Vega, Kelly, Kolo Muani) esigono una grossa spesa per riscattarli. Locatelli, Gatti, Cambiaso, Weah, McKennie, Savona, Mbangula, Yildiz, sono stati per l’appunto i simboli del rendimento imprevedibile (alti e bassi) di cui parlavo all’inizio. Lascio per ultimo Vlahovic che è un caso a parte, per colpa della sua avidità è un giocatore che ha un ingaggio insostenibile e dunque va venduto il prossimo anno, a qualsiasi prezzo.

Se a fine anno arrivassimo tra le prime quattro (ripeto, cosa che al momento io non ritengo possibile) sarebbe un miracolo e allora a bocce ferme potremmo riparlare di tutte le componenti. Ma ora sono davvero deluso, siamo passati da un Allegri che allena alla Nereo Rocco e alle conferenze stampa si limita a trollare le domande a un T. Motta che ci ha fatto vedere bel gioco in pochi frangenti e alle conferenze stampa suona sempre lo stesso disco. Il calcio ha troppe variabili concorrenti per poter essere pre-visto nei suoi risultati, lo sapevo, ma il binomio Giuntoli-Motta mi piaceva tantissimo. Col senno di poi (l’unico modo in cui i tifosi sanno parlare) in Italia restano due sole certezze, visti i risultati in carriera: Marotta e Sartori, ora al Bologna ma prima al Chievo e all’Atalanta.

Vorrei ricordare, a proposito di allenatori, il migliore, per me, tra gli italiani, Marcello Lippi. Aveva vinto uno Scudetto dopo nove anni di digiuno, poi la Champions League in finale contro l’Ajax, poi altri due Scudetti, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea e una Coppa Italia, oltre a due finali di Champions perse contro Borussia Dortmund e Real Madrid. In quella stagione però i bianconeri erano in grossa difficoltà, in crisi, e il 7 febbraio 1999 incontrava il Parma che era forte, fortissimo, così come il suo centravanti, Hernan Crespo. Che in quella fredda serata di Torino segnò una tripletta, mettendo la ciliegina con un colpo di tacco al volo. Lippi doveva andare via alla fine della stagione, con Carlo Ancelotti come suo possibile sostituto. Invece dopo quella sfida contro il Parma sentenziò: “Se il problema di questa squadra sono io, allora me ne vado”, presentando le proprie dimissioni. Cosa voglio dire? Che tu puoi essere un grande allenatore, Guardiola, Lippi, Ancelotti, Klopp, ma non puoi evitare il buio, i momenti di crisi delle squadre che alleni.