Alle elezioni amministrative lametine del 25 e 26 maggio mancano circa 2 mesi, e la macchina organizzativa politica locale inizia a rodare gli ingranaggi.
Nel mentre in consiglio comunale si ci inizia a ricordare di avere ancora un bilancio di previsione da approvare (fissate tra questa e la prossima settimana le sedute di commissione propedeutiche, ma il tutto sarebbe dovuto essere votato in sala Luisi entro il 28 febbraio), con ipotesi aprile così come per la Tari per il via libera definitivo.
Da metà aprile in poi, per altro, si ci potrà occupare solo dell’ordinaria amministrazione e di scadenze imposte a livello nazionale.
Nomi e numeri per concorrere alle elezioni
Mentre “gli adulti nella stanza” hanno approvato i nominativi dei due candidati a sindaco per centrosinistra e centrodestra, con entrambi gli schieramenti arrivati con malumori interni placati solo dai diktat degli esponenti delle gerarchie interne superiori, il passo successivo per gli esponenti locali è quello di formare le liste di aspiranti consiglieri comunali. Ed anche in questo caso non mancano i problemi: tranne per quelle autorizzate dai partiti rappresentati in parlamento, entro il 26 aprile dovranno essere presentate in Comune insieme a tutta la documentazione per ogni lista dalle 200 alle 400 firme univoche di elettori (quindi ogni cittadino potrà sottoscrivere un solo elenco), e nonostante i proclami a mezzo stampa giunti negli ultimi mesi non tutti sembrano essere vicini a tale soglia, così come non sta risultando facile trovare il minimo di 16 candidabili, di cui almeno 1/3 di sesso opposto all’altro.
Anche tra i 24 consiglieri uscenti il numero di “aspiranti alla conferma” cambierebbe a seconda del numero di liste (per due consiglieri, Davide Mastroianni e Giovanni Saladini, una mancata elezione lametina comporterebbe anche perdere il seggio in consiglio provinciale, ma per l’ente intermedio si tornerà a votare a dicembre), fermo restando che anche le ultime consiliature dimostrino come non esistano “obblighi di fedeltà” da parte degli eletti ai simboli con cui si sono presentati.
Questione numerica che al momento starebbe vedendo più indietro le liste che dovranno appoggiare Doris Lo Moro rispetto a quelle che sul versante opposto dovrebbero sostenere Mario Murone, con in mezzo da capire se e quanti saranno gli eventuali altri aspiranti sindaco (ma con vista sugli scranni di opposizione della sala “Luisi”, ipotesi che per verificarsi dovrebbe vedere in primis un buon risultato personale insieme al superare il 3% di preferenze come liste).
I numeri per avere il 60% di consiglieri
Una corsa a due escluderebbe matematicamente un ballottaggio a giugno, con il risultato già noto a maggio avendo in quel caso già certamente l’uno o l’altra superato almeno il 50% dei consensi, ma l’altra percentuale da tenere d’occhio sarà quella delle liste in supporto: ci saranno 15 consiglieri di maggioranza al primo turno solo nel caso in cui le liste che sostengono il candidato sindaco vincente superino il 40% delle preferenze e quelle di uno degli avversari non abbiano superato il 50%; maggioranza garantita per il sindaco vincente al ballottaggio anche senza il 40% di preferenze alle liste, sempre che l’altro in precedenza non abbia superato il 50%.
In regime di voto disgiunto (ovvero la possibilità di votare un candidato a sindaco di uno schieramento, ed un consigliere di un altro) un numero maggiore di liste porterà a più candidati, e probabilmente un voto più “spalmato”, scenario che si augura chi spera di arrivare almeno al ballottaggio.
Nel 2019, per fare un paragone, si presentarono al giudizio degli elettori 6 candidati a sindaco per 12 liste e 270 candidati a consigliere, ed al primo turno nessuna coalizione arrivò sopra il 40% (il risultato migliore fu il 34,36% totale delle due liste presentate dal poi sindaco Mascaro).
I consiglieri eletti sono entrati in un range di voti singoli personali compreso tra 1037 e 320, su 30.719 totali espressi per le liste, ma ogni elettore poteva però esprimere una doppia preferenza all’interno dei candidati sotto lo stesso simbolo votando un uomo ed una donna (anche su alcuni “volantini” e “santini” i candidati erano stati accoppiati per incentivare tale ipotesi).