Carlo Calenda ha ragione quando dice che oggi non c’è niente di più importante che impegnarsi a organizzare la difesa dell’Europa dalle mire dell’imperialismo di Vladimir Putin e dalle minacce della camorra trumpiana (qui, come sapete, lo scriviamo ogni giorno).
Carlo Calenda ha ragione quando immagina una «coalizione di volenterosi» composta da Azione, Forza Italia, Più Europa e quel pezzo sano-di-mente del Partito democratico, che sull’unica ed esistenziale questione del nostro tempo, la difesa del modello di vita europeo, possa contribuire a proteggere la nostra sicurezza assieme ai partner continentali e alle tradizionali famiglie politiche europee (qui, come sapete, abbiamo teorizzato dal giorno uno la necessità di far nascere «un’alleanza contro gli stronzi»).
Carlo Calenda forse ha ragione anche quando giustifica la recente svogliatezza di Giorgia Meloni sull’Ucraina con la necessità, da presidente del Consiglio, di tenere comunque aperto il dialogo con gli Stati Uniti (Meloni potrebbe, anzi dovrebbe, fare molto di più sul fronte della sicurezza, ma qui, come sapete, elogiamo ogni giorno la leadership di Emmanuel Macron e Keir Starmer che guidano la costruzione di una difesa europea e contemporaneamente telefonano a Trump perché non possiamo permetterci di avere contro, oltre alla Russia, anche l’America).
Carlo Calenda ha certamente ragione quando dice che proprio sulla difesa europea, e sul sostegno all’Ucraina, potrebbe sfaldarsi l’ormai logoro bipolarismo italiano che, come scriviamo da cinque anni, si è trasformato in un bipopulismo perfetto (qui, come sapete, sosteniamo da sempre che Conte e Salvini sono della stessa schiatta, così come gran parte del partito di Meloni, e che solo i dirigenti del Pd non se ne accorgano).
Carlo Calenda però ha torto quando parla della necessità di una «democrazia decidente», che al dunque non è altro che condividere il mantra dei sostenitori del premierato e dei premi di maggioranza nel sistema elettorale. Calenda è stato favorevole a una forma di premierato, ai tempi delle elezioni del 2022, e poi non più. Oggi critica la riforma presentata da Meloni, e fa benissimo, ma al di là delle tecnicalità previste o non previste nel testo del governo, il punto di salvaguardia delle istituzioni politiche italiane consiste esattamente nel non cedere alla retorica della «democrazia decidente», dell’esecutivo forte, dell’elezione diretta del capo del governo, del premio di governabilità e di altre alchimie istituzionali già provate, o tentate, dal 1992 a oggi, perché quella è la strada dritta verso l’orbanizzazione dell’Italia.
Se finanche negli Stati Uniti, la patria della «democrazia decidente» (ma con pesi e contrappesi) dove ha funzionato per oltre due secoli, si è arrivati con Trump e i suoi oligarchi all’instaurazione di un sistema quasi autoritario e predatorio, perché mai dovremmo essere noi italiani, già fantasiosi inventori del fascismo e del populismo qualunquista, ad accelerare la corsa verso l’uomo o la donna soli al comando?
Se fossi in Calenda e nei volenterosi non parlerei di riforme istituzionali fino al 2450, primo perché non interessano a nessuno, ma anche perché c’è ancora da digerire l’orrenda e populistica mutilazione del Parlamento di qualche anno fa.
Parlerei, se proprio si deve, soltanto di legge elettorale in modo da cancellare quella attuale e da tornare col capo coperto di cenere all’elezione dei parlamentari in numero proporzionale ai voti espressi dagli elettori (senza nessuna alchimia bizantina: proporzionale in purezza); una legge che fu adottata dai padri costituenti proprio per evitare la possibilità che tornasse il Regime populista per eccellenza, oltre che per essere perfettamente adeguata alla nostra forma di governo parlamentare.
Solo col ritorno alle origini della nostra Repubblica, una «coalizione di volenterosi» come quella invocata da Calenda potrebbe davvero nascere in Parlamento – dopo le elezioni, non prima, come succede in Germania – ed essere capace di tenere i populisti di destra e sinistra lontani dalla stanza dei bottoni.
Sostegno all’Ucraina, sicurezza dell’Europa e legge proporzionale, in estrema sintesi: difesa della democrazia. È questo il progetto essenziale dell’alternativa al bipopulismo. Do Something, come dice Mario Draghi, fate qualcosa.