Iddu.L’ultimo padrino, recensione

Iddu, L’ultimo padrino di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (2025, Sky)

(Sentieri Selvaggi) È un Matteo Messina Denaro in qualche modo sospeso sul baratro, già “ingabbiato” e votato al declino, costretto nella depressione ripetitiva della sua latitanza, a quell’ora d’aria nell’angusto cortile della vedova che lo ospita e che batte a macchina i pizzini. Ma soprattutto un uomo incapace di maturare un’identità autonoma rispetto all’ingombrante figura paterna, quel “faro” la cui scomparsa sembra lasciarlo nella costernazione e nell’incertezza più totali. In fondo, il boss è rimasto un bambino, che non a caso si riflette ne ‘u pupu, L’Efebo di Selinunte, la statua greca conservata presso il museo di Castelvetrano: il vero e proprio oggetto magico che attraversa il film. E, continuando in questa direzione, si potrebbe leggere tutto Iddu. L’ultimo Padrino come un film sulla disfatta della paternità. Padri tirannici, padri assenti, come lo stesso Matteo nei confronti del figlio mai riconosciuto, padri putativi melliflui e infidi, come il padrino di battesimo Palumbo. Anzi sarà proprio lo “spregevole” Palumbo la figura cardine di queste distorsioni patriarcali: mentre tesse la sua ragnatela intorno al figlioccio boss, crea un rapporto quasi paterno con l’agente interpretata da Daniela Marra, manda alla rovina suo genero, povero ingenuo, e condanna, come sommo contrappasso, suo nipote a crescere senza un padre. È questo personaggio machiavellico, losco e ridicolo, shakespeariano e caricaturale, “l’infame più infame della storia dell’infamità”, il vero protagonista di Iddu, quello che muove cose. E, difatti, se Elio Germano è molto controllato, quasi bloccato nella fissità di certi sguardi, Toni Servillo presta a Catello Palumbo tutta la sua arte, nella gamma infinita che va dall’istinto istrionico alla piena misura.

Fatto sta che nella visione di Grassadonia e Piazza, la Sicilia è una terra in cui la linea genealogica è impazzita, i padri hanno abdicato e i figli hanno smarrito la rotta. La trasmissione è stata spezzata o meglio è stata inquinata dalle logiche malate del sopruso e del potere, quelle della mafia e delle istituzioni oscure e corrotte. Come sempre la loro scrittura rimodella il dato di realtà, la storia, con la forza dell’invenzione.